Migrations sul Secolo XIX

Genova - Nel giro del mondo ti conduce Mario, 13 anni, il primo che ha risposto all’invito degli insegnanti: creare una scatola che narri la storia di sé e dei suoi antenati. Ora, nella storia di questo ragazzo che parla il ceco, francese, inglese, italiano e olandese, ci si immerge a capofitto e letteralmente: mettendo la testa dentro ad un parallelepipedo di cartone alto 1 metro e 70 che, tra frasi e disegni, narra le vicende di una famiglia in viaggio.

Quella scatola della sezione “One box, one story”, portata a braccia al museo di Villa Croce, arte contemporanea e performance anti-convenzionali, è uno dei pezzo clou della mostra aperta da domani e fino a domenica prossima: “Migrations – storie di partenze ed arrivi” , il titolo. È realizzata da Deledda International School, paritaria in lingua inglese, espone circa 100 pezzi realizzati da ragazzi, famiglie ed insegnanti.

Le “One box, one story” sono l’orgoglio dei professori curatori Chiara Lanciano e Alessandro Andreani. Un’esposizione che di per sé è originale, multiforme e sboccia quale germoglio inaspettato, dal cuore della scuola. Non se l’aspettavano forse, i docenti tanta partecipazione. Invece: tra video, disegni, narrazioni ed interviste, la mostra parla direttamente o meno di quegli oltre 800 mila studenti iscritti nelle scuole italiane, ( il 9% del totale) di cui la metà è nata in Italia: biografie intrecciate con la storia universale.

Tra gli artisti, una mini- telecamera tra le mani e l’entusiasmo dei 15 anni, la studentessa Lavinia ha svolto il “personal project” , piano da svolgere in autonomia, puntando dritta al cuore dell’accoglienza: si è recata in via Caffaro, nella residenza omonima gestita dalla Croce rossa, dove la prefettura ha alloggiato 60 profughi. Stranieri e volontari di associazioni umanitarie, tutti intervistati, hanno spinto Lavinia a personali conclusioni: «Bisogna andare anche oltre i media che a volte nei toni tendono ad esagerare. Di cosa hanno bisogno i nuovi numerosissimi arrivi? Non solo dell’alloggio - riflette - ma soprattutto di un processo integrativo, lavoro e di comprendere le nostre traduzioni e cultura». Lavinia è la dimostrazione di come a Villa Croce non sia allestita una teoria di luoghi comuni. Eppure, va ricordato, chi ha creato le opere non è certo un migrante sfuggito alla guerra o alla carestia.

Tra i ragazzi che hanno partecipato al progetto, Riccardo 14 anni e Tommaso di 15, sono gli organizzatori: «Importante era lasciare esprimere gli studenti», commentano. Tra prof che, dichiarano, sono stati migranti pure loro prima di arrivare a Genova, Riccardo tratteggia la sua di visione: «Ho la mamma francese e abito a Sturla. Qua non vedo gente nuova, forse la città non è così accogliente». Anche in questo caso, l’origine è frutto di trasferimenti forzati se, durante l’ultimo conflitto mondiale, gli antenati hanno dovuto riparare in Italia. E Tommaso:« Ho parenti da tutte le parti. Abito nella zona di Carignano, dove i migranti sono sempre gli stessi cinque o sei, chiamano mia madre per nome, sono integrati? Sì, nel senso di “trattati bene”. Ma - avverte Tommaso - non è quello che vogliono: non vorrebbero venire qua ma restare nel loro paese e non fare questi sacrifici».

E’ sempre uguale a se stesso allora, il pianeta Terra con i secolari e cadenzati viaggi da un Paese all’altro, se ancora tra i fortunati studenti della scuola internazionale, la 17 enne Giulia, berlinese a Genova, per 10 mesi oltre all’ovvia difficoltà linguistica ha dovuto superare anche qualche battuta di troppo: «Mi trovo bene - sorride -, solo, all’inizio mi è stato chiesto se mi piaceva Hitler. Scherzavano. Ma non mi sono divertita», è la constatazione. Plurilingue anche lui, Zahid, 18 anni pakistano, racconta di una tranquilla vita da studente: «Mai avuto un problema. Sono musulmano e su questo, alcuni italiani mi hanno chiesto sì, ma solo “informazioni”».

Scheda: La mostra curata dalla Deledda International School, “Migrations Storie di partenze e arrivi”, è allestita da domani a Genova, al Museo di arte contemporanea di Villa Croce, in via Ruffini, fino al 19 marzo. Sono circa 100 opere di varia natura, dai manifesti ai video, realizzate da alunni, professori e famiglie. Il Ce.Sto partecipa con la fotografica “I volti dei senza Volto” e per“Gente di Pace” la Comunità di Sant’Egidio, raccoglierà alimenti e pannolini per bambini. Di seguito il video di Davide Gentile:

 

TRATTO DA IL SECOLO XIX DEL 20.03.2017 - un grazie particolare all'autrice dell'articolo e del servizio Annalisa Rimassa


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